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venerdì, 19 agosto 2005

It’s all about the cats: Worldcon I parte

 
 

Arrivare nella città dove si svolge la convention mondiale di fantascienza e sentire il conducente dell’autobus che ti parla come Scotty – soprattutto pochi giorni dopo che James Doohan si è teletrasportato a miglior vita – ha un effetto un po’ straniante: già non capisci nulla di quel che ti dice, in più t’immagini che ti stia dicendo: “Curvatura 7, e anche un po’ di più”, e non sai più esattamente in che pianeta ti trovi.

 

 

 

 

 

Ma la Worldcon è roba per letterati, mica si parla di Star Trek. Sì, qualche Klingon in giro qua e là si vede, ma si capisce subito che sono fuori posto, un po’ immigrati clandestini ai quali è stato concesso magnanimemente un permesso di soggiorno provvisorio. Perché qui i protagonisti sono altri.

 

 

 

 

 

Perché la grande verità rivelata dalla Worldcon di quest’anno è che fantascienza, fantasy e realtà hanno gli stessi protagonisti: i gatti

Ma andiamo con ordine.

 

 

 

 

 

Arrivo nel pomeriggio, verso le 4, dopo l’impatto straniante con il conducente di bus a velocità curvatura, all’Exhibition Centre, dove mi registro come giornalista. Anche se avevo preavvisato della mia presenza, non hanno preparato un badge con il mio nome, e quindi per tre giorni mi chiamerò semplicemente “Press”Qualcuno, vista anche la collocazione del badge, sarà inevitabilmente tentato di premere qualcosa. Qualcuno ci riuscirà. Ma non è il caso di rendere pubblici i dettagli. Non in questa prima parte, quanto meno. Il che comunque non vuol dire che non possiate chiedermeli in privato. C’è però chi da questo punto di vista ha preferito mettere subito le cose in chiaro.

Mi aggiro nei lunghi e larghi corridoi e nelle immense sale dell’Exhibition Center di Glasgow, con sulle spalle uno zaino carico del mio computer portatile e alle spalle diverse ore di sonno perse: a Parigi, dove ho alloggiato da un amico per poter prendere alle 7 del mattino la navetta che mi avrebbe portata

all’aeroportucolo di Beauvais-Tillé, (no, quello nella foto non è un capannone, sono i gate!), mi sono svegliata, eccitata come un grillo, alle 2.30, e non sono più riuscita a dormire.

 

 

 

 

Sono arrivata convinta di non avere problemi a orientarmi: da un po’ di tempo a questa parte il leitmotiv è: me la sono cavata in Turchia da sola, vuoi che non me la cavi qui?

 

 

 

 

 

Nel giro di mezz’ora mi ritrovo seduta a un tavolino con le lacrime agli occhi e in mano il telefonino da dove mando un messaggio a Silvio Sosio, chiedendo dove si trovino lui e gli altri italiani. Dove possono trovarsi degli italiani? Ma da Ritazza, naturalmente (mi spiace, non ho foto di Ritazza, forse avrei dovuto farne).

 

 

 

 

 

Incontro quindi Silvio con l’immancabile Roberto Quaglia, e francamente a quel punto non ricordo più granché, il sonno e al tempo stesso il sollievo per aver trovato dei miei simili devono aver avuto un effetto tipo sbronza. Spero solo di non aver vomitato su qualcuno.

 

 

 

 

 

Come che sia, come che non sia, comunque, a un certo punto incontro Anna Feruglio Dal Dan. E a quel punto la mia vita cambia. Perché Anna, veterana di Worldcon e amica di una fetta consistente del fandom americano, mi trascina in una girandola di conoscenze e presentazioni che alla fine mi ritrovo ancora più ubriaca di prima.

 

 

 

 

 

Per prima cosa, cerchiamo di intrufolarci in una sala dove si tiene un panel a cui partecipa China Miéville , ma ci rendiamo presto conto che oltrepassare il muro di groupies è un’impresa impossibile. Gran bel figliolo, non c’è che dire. Del resto, posso giurare aver sentito un maschietto (pure sposato, se non ricordo male) dire: “Io sono etero, ma devo dire che China...”. Naturalmente, il nome della persona sarà rivelato solo al migliore offerente.

 

 

 

 

 

Ci facciamo un giretto, e dopo un po’, finito il panel. torniamo sul luogo del delitto. Qui, mentre Anna chiacchiera disinvoltamente con China, osservata da lontano con invidia e sospetto dalle groupies in calore, mi rivolgo a Ellen Kushner chiedendole se si ricorda di me. Ci siamo incontrate a Lione, a casa di un amico. Deve essere fisionomista quanto me, perché non si ricorda esattamente della mia persona – del resto, se lei non avesse avuto il badge io non mi sarei ricordata di lei – ma ricorda l’occasione e mi chiede come sta l’amico, che però non vedo da mesi. Le scatto una foto e poi Anna mi presenta China. Scatto una foto anche a lui, ma, sarà l’emozione, saranno gli ormoni, non viene proprio perfetta. Pazienza.

 

 

 

 

 

Anna mi fa poi conoscere un vero cabarettista: Benjamin Rosenbaum, candidato all’Hugo nella sezione “Novelette”, un americano che ha vissuto un certo tempo in Italia – a Siena – e in Svizzera, e che di conseguenza mastica l’italiano. La sua descrizione delle dispute fra contrade senesi, non solo durante il Palio, ha un effetto esilarante per tutti noi, stimolante forse per lui e senza dubbio ritardante sulle mie molte ore di sonno perse.

 

 

 

 

 

Sempre vagabondando per i corridoi, incontriamo John Scalzi, un tizio che racconta di aver messo un suo primo romanzo sul suo blog e di essere stato così notato da un editore che ha deciso di pubblicarlo, e di non aver successivamente seguito i consigli di chi gli diceva di non ripetere il tentativo, di aver quindi messo un altro romanzo sul suo blog, e di essere stato pubblicato un’altra volta in circostanze analoghe. Gli dico: “Ah, ma allora dovresti partecipare al panel dove stiamo per andare, ‘Is Blogging Helping or Hurting Your Career?’.”. Mi risponde: “Veramente sono il moderatore di quel panel”. Ah. Oups.

 

 

 

 

 

Be’, andiamo a ‘sto benedetto panel. Interessante e divertente allo stesso tempo. Consiglio la visione dei filmati che ho fatto, a questi indirizzi: prima parte, seconda parte e terza parte. Attenzione perché sono molto pesanti, essendo video: fra i 20 e i 30 Mb ciascuno.

 

 

 

 

 

Purtroppo manca il finale a effetto, che dà il titolo, o quanto meno una parte del titolo, a questo post. Poiché all’inizio del panel si è parlato dell’enorme successo che hanno i gatti sui blog (la gatta di Anna, Zip, di cui abbiamo cui l'ultima foto caricata sulla sua pagina Flickr, pare abbia un suo fan club, per esempio), in chiusura, trovandosi obbligato da Eileen Gunn a non pronunciare più di dieci parole, Benjamin ha detto: “Solo cinque: It’s – all – about – the – cats”. Che è diventato il ritornello di questa convention.

 

 

 

 

 

Nella prossima puntata parleremo invece di asciugamani. E forse aggiungeremo qualcosa sui gatti, a meno che non ci venga meglio farlo in una puntata ancora successiva.

postato da: falena71 alle ore 22:15 | link | commenti (2)
categorie: viaggi, amici, fantascienza, star trek, glasgow, interaction, worldcon

Commenti
#1   19 Agosto 2005 - 22:24
 
Ma che bel post interessante e culturale ! ! !

Will.
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#2   22 Agosto 2005 - 09:52
 
Isu blogi muitu interestinghi.
que pienza a fantasciencia de pila bajo de ascilla ferozi?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lornapap

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